POSSO SOLO DIRE CHE ESISTO
a cura di Bendetto Sicca, Federica Fracassi e Nicola Russo
Installazione perfromativa c/o Teresa Priano
durata complessiva 3 ore 42 minuti e 20 secondi
Sagrato del Teatro Piccolo/Streler, Milano
2024


Posso solo dire che esisto è un’installazione performativa che affronta la questione dell’identità attraverso un quadro che continua a mutare nel tempo e nello spazio. È un atto poetico fatto di parole rubate da discorsi informali, da passaggi quotidiani capaci di non lasciare tracce, da persone che si raccontano silenziosamente. È il ritratto di un quartiere infinito e di tutte le micro e macro variazioni di una periferia che si porta al centro, in centro, e dice di sé.

Una drammaturgia fatta da una sola poesia si ripete trentasei volte in modo diverso, figlia di un telefono senza fili che ha portato a micro variazioni innescate dall’emozione, dalla distrazione, dall’incomprensione, dal caso e, a volte, da gesti volontariamente sovversivi. Una poesia che è stata dato data in pasto a svariate orecchie, sussurrata da molte bocche, riscritta in altrettante grafie, che alla fine del suo peregrinare si è trovata a raccontare una moltitudine di identità simili, ma profondamente diverse.

Posso solo dire che esisto, come tutti gli altri progetti del collettivo Priano/Pruonto, è la storia dello stesso mondo attraversato da vite differenti, è la manifestazione di un processo di perdita: perdita di parole, di senso, di comprensione. Una perdita da cui, alla fine, emergono i resti di quello che si coglie. Una mescolanza inedita di gioco, performance, arte visiva e di comunità, che prova a far emergere nuovi interrogativi per leggere il contemporaneo attraverso una costante erosione, in cui la poesia smette di essere una forma artistica privata e individuale, per diventare strumento di un’esperienza sempre intima, ma pubblica e collettiva.

Posso solo dire che esisto è un libro di poesie, oltre che una performance, fatto da una sola poesia con le sue trentasei sfumanture, che parla, scrive, e mostra come l’io, anche nella sua forma più radicalmente individuale, è sempre e inevitabilmenteda declinare al plurale.


NOTA SUL PROCESSO CREATIVO

Posso solo dire che esisto nasce nel quartiere di Milano Santa Giulia, dall’incontro di Priano/Pruonto con un luogo, con i luoghi intorno ad esso e con le persone che li vivono. Con queste persone hanno parlato, a volte del più e del meno, a volte delle loro case, altre volte d’amore e, nel farlo, hanno tenuto traccia di tutte quelle piccole poesie involontarie che uscivano dalle loro bocche. Frasi dette un po’ per caso, un po’ di sfuggita, ma profonde come pozzi. Queste parole, queste frasi, prese esattamente come sono state dette, sono state delicatamente ricucite a quattro mani tra loro in un gioco poetico che ha dato vita alla prima poesia mai scritta su questo quartiere. La poesia zero.
Qualche tempo dopo, in una giornata di sole e di gioco, Priano/Pruonto hanno messo in circolo questa poesia all’interno di un grande telefono senza fili. Passando di bocca in bocca e di orecchio in orecchio, questa si è trasformata diventando 32 diverse poesie. L’installazione performativa mette in scena tutte le mutazioni della poesia, compresa la poesia 33, figlia dell’unione di alcune tra le trasformazioni avvenute quel giorno in un unico quadro che varia lentamente e incessantemente per tre ore quarantadueminuti e venti secondi.

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